GIOIELLO IDEALE

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2023/01/30

ARCHEOPATAFISICA

Retrospettiva dal 1980 ad oggi

Nell'ambito di ARTEFIERA ART City Bologna

Quest'anno l'artista Imelde Corelli Grappadelli farà parte della rassegna di @Art City 2023 ✨

ARCHEOPATAFISICA è visitabile gratuitamente presso lo studio di Imelde Corelli Grappadelli, in Via Torleone, 32, Bologna 

Ti aspettiamo dal 27 gennaio al 5 febbraio, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00!

Puoi prenotarti scrivendo a imelde.corelli@gmail.com (capienza massima: 8 persone).

Evento N.132 della artcitymap



Imelde Corelli Grappadelli

Imelde Corelli Grappadelli (Lugo - RA, 13 novembre 1955) della gens Corelli che ha dato i natali anche al musicista Arcangelo Corelli ed al tenore Franco Corelli. Artista orafa e scultrice; storica dell’arte studiosa ed esperta della storia e delle tecnologie dell’oreficeria antica e contemporanea.


Biografia

Terminati gli studi classici si laurea in Storia Antica all’Università degli Studi di Bologna con una tesi su: “Le tecnologie dell’oro nell’antichità” eseguendo davanti alla commissione di laurea la fusione di un anello d’oro in osso di seppia. Dopo la laurea continua gli studi sulle tecnologie e la storia dell’oreficeria antica, in particolare della granulazione etrusca, e di quella contemporanea. Dispone di un importante patrimonio documentale sulla materia, tra cui il repertorio di tutte le botteghe orafe bolognesi dalla costituzione della corporazione degli orafi nel 1298 fino alla nascita del Regno d’Italia nel 1861. Acquisisce il saper fare dell’arte orafa nella bottega bolognese dei maestri Ferri e Renazzi, poi inizia l’attività come artista. Parallelamente prosegue nella ricerca e nello studio della storia e della tecnologia dell’arte orafa,  pubblicando numerosi articoli e saggi. 

Attività artistica

L’artista, Imelde Corelli, realizza le sue sculture in terra cruda, terracotta, terracotta maiolicata, fusioni in bronzo a cera persa. La sua ispirazione è fortemente influenzata dalla corrente artistica “Patafisica” nonché dalle vicende storiche e dai personaggi del rinascimento bolognese: Giovanni II Bentivoglio, Ginevra Sforza, Gentile Budrioli “strega enormissima”. I gioielli sono realizzati in base al profilo psicosomatico del committente utilizzando metalli preziosi, pietre dure, perle e gemme. Sono tutti pezzi unici. Ha esposto in personali e collettive sia in Italia che all’estero, di seguito un elenco di quelle più significative:

Personali: 

''Archeopatafisica'', Fattoadarte, Bologna , 16 novembre-24 dicembre 1991 a cura di Maria Simonetta Bondoni Pastorio; ''Le mani di Shiva” Cabaret Voltaire, Bologna , 30 marzo 1994 a cura di Gian Ruggero Manzoni; ''Amalasuntae”, Sala del Silenzio, Bologna, 24-30 giugno 1995 a cura di Gian Ruggero Manzoni; ''La Petritolese'' Sala Consiliare, Petritoli (FM), 8-9 luglio 1995; “Arco mediterraneo-ori e bronzi dall’età dell’oro”, Rocca dei Bentivoglio, Bazzano (BO), 12 dicembre-14 febbraio 1998 a cura di Tiziana Ravasio e Roberto Cresti; ''All’eclissi solare'', Villa Montanari Rosati, Porto San Giorgio (FM), 11 agosto 1999; “Vojages, dans l’art contemporain” Darbres (Ardéche) France, 2-15 giugno 2003; “Gioielli” Lega Navale Italiana, Porto San Giorgio, 10/9/2004; “Porte aperte all’atelier” Studio Corelli, Bologna 9/12/2004; “Sculture di Imelde Corelli” Villa Cavazza, Solara di Bomporto, 14-16/4/2005; “Gazza ladra gioielli da rubare” Studio Corelli, Bologna 21-23/6/2005; “Florart gioieli di Imelde Corelli” Villa Cavazza, Solara di Bomporto, 4-6/5/2006; “Ginevra Sforza è tornata a Bologna” Torre degli Asinelli, Bologna, 11/11/2006; “Il cavallo è di Ginevra” Villa Cavazza, Solara di Bomporto, 1-4/5/2007; “Cœur fidel” Convento di San Francesco, Bagnacavallo, 8/5/2007; “Gioielli e sculture” Zensi, Bologna, 4-8/12/2008; “Gioielli” Ca’ la Ghironda, Zola Predosa, 28/3/2009; “Così tornammo a riveder le stelle” Rocca Tiepolo, Porto San Giorgio (FM), 25-26 luglio 2009; “Imelde Corelli Grappadelli - sculture”, Contrada Castello, Fermo, 10-17 dicembre 2011; “La storia siamo noi” Palazzo Falconi, Fermo, 7-15 dicembre 2013; “Come un epigramma, sculture di Imelde Corelli - Di villa in villa” Villa Bonaparte, Porto San Giorgio (FM), 17 luglio 2014; “Colori, colori, colori” Studio Corelli, Bologna, 21/3/2015; “Mostra d’arte”, Porto San Giorgio (FM), agosto 2018.

Collettive:

“La Formazione della Città in Emilia Romagna” Museo Civico Archeologico, Bologna, Italia, 29 novembre 1987-24 gennaio 1988; “Mostra Collettiva, Circolo Artistico”, Bologna, Italia, 15-28 giugno 1989 - 5-25 giugno1990 - 15 giugno-2 luglio 1991 - 15 giugno – 07 luglio 2002; “Dal Mille al Mille”, Palazzo del Podestà, Rimini, Italia, 5 marzo-25 giugno 1995; “Le vite eccellenti degli oggetti nelle opere degli Uffizi”, Fortezza da Basso , Firenze, 22 aprile-1 maggio 1994; “Ori e tesori”, Fortezza da Basso, Firenze, 21 aprile-1 maggio 1995; “L’arte contemporanea nelle antiche dimore” Rocca di Giovanni Della Rovere, Senigallia (AN), 10 luglio-7 agosto 1999 - Palazzo Ducale, Mantova, 14-31 agosto 1999 - Castello Spagnolo, L’Aquila, 9 ottobre-12 novembre 1999 - Villa Carlotti, Caprino Veronese (VR) 18 dicembre 1999 – 23 gennaio 2000; “Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea”, Fortezza da Basso, Firenze, 7-16 dicembre 2001; “Triennale Internazionale d’Art Contemporain de Paris” Le toit de la Grande Arche Paris la Dèfense, Francia, 17 settembre – 12 ottobre 2002; “Expo Artec 2003” Carrousel du Louvre, salles Delorme et Sufflot, Paris, Francia, 3-5 Luglio 2003; “Festival de l’Art Contemporain” Lussas, Ardeche, Francia, 15 maggio 2005; “Mostra internazionale d’arte contemporanea” Sala Consiliare, Petritoli 31 luglio - 21 agosto 2005; Château d’Alba la Romain Alba la Romain, Ardeche, Francia, 21 settembre – 1 dicembre 2005; “Florarte” Villa Cavazza, Solara di Bomporto (MO), 4-6 maggio 2006; “Los Castillos Alcorcòn” Madrid, 14 novembre 1 dicembre 2006; “Bologna Idee Tendenze Eventi di Moda”, Palazzo Re Enzo, Bologna, Italia, 30 settembre 2006; “13X17Chiesa Santa Cristina, Bologna, Italia, 27-28 gennaio 2007; “Chemin des cinq sens, arts in situ”Angels” giugno-novembre 2006, “Repas” giugno-novembre 2007, “Bella di giorno” giugno-novembre 2008, “Bella di notte” giugno-novembre 2009, ''Refuge(s)”', giugno-novembre 2010 “Traces” giugno-novembre 2012; “Odeon Art Gallery” Hannover, Germania, 14-28 luglio 2007; Artigianatoepalazzo, Limonaie Palazzo Corsini, Firenze 16-18/5/2008; 1000+1000+1000 Palazzo Fava Bologna, 30/6-16/10 2011 a cura di Philippe Daverio; “Bologna Design Week”, “A scacchi con Ginevra, sculture”''', Spazio FGC Loft, via San Felice, 1° ottobre 2015; Bologna, “Ginevra e Giovanni Bentivoglio nella ceramica, nel bronzo, fra i libri, la storia, i misteri della nostra città”, Libreria SEAB, 28 settembre 2016; “L'Art en chemin 2017 a pour thème : "Animal",  Prieuré de Bray (FR), da giugno a settembre 2017; “Mostra internazionale d’arte contemporanea” Roma, Galleria La Pigna, 21 dicembre 2018 - 4 gennaio 2019; Milano Jewelry Week 2023 - Artistar Jewels - 17-22 Ottobre 2023 - Palazzo Bovara - Corso Venezia, 51 Milano.

Pubblicazioni

Giubileo di platino: la Regina Elisabetta e 900 anni di storia della gioielleria. La Corona Imperiale di Stato” 4/5/2022; “Casa Savoia e i gioielli della Corona” 8/4/2022; “Paolo, Francesca e Gianciotto tra amore e morte: la storia che diventa leggenda” 22/3/2022; “La scultrice Properzia de’ Rossi nella temperie del XVI secolo” 18/4/2021; “Cornelia Rossi Martinetti, Napoleone a Bologna, il sacco di Lugo (la Vandea della Romagna)” 13/4/2021; “Alma Theresia Pihl” 29/3/2021  “Marc Chagall, il mistero della sua pittura” 4/2/2020; “La mysteríouse histoire de la pivoine” 21/5/2019; “Lady Gaga e il Tiffany Fancy Diamond” 3/3/2019; “Palazzo Pallavicini a Bologna” 30/1/2019; “Magica ambra” 23/2/2018; “Tesori dei Moghul e dei Maharaja, la Collezione Al Thani” a proposito dei gioielli rubati a Venezia - Il tesoro dei Maharaja” 9/1/2018; “Il tesoro della corona Savoia” 18/10/2016; “San Petronio patrono di Bologna” 5/10/2016; “I santissimi apostoli Pietro e Paolo e lo smeraldo di papa Benedetto XIV” 1/7/2016; “Il diadema un accessorio senza tempo” 26/6/2016; “Un matrimonio da favola” 9/6/2016; “Orafi e argentieri a Bologna nei secoli XII e XIV” 1/6/2016; “I protagonisti dell’art noveau” 26/5/2016 “Ritorno al gioiello come opera d’arte” 25/5/2016 “Il diamante più caro del mondo - l’Oppenheimer blue” 19/5/2016; “Le eroine femminili - parte seconda” 19/5/2016; “Le eroine femminili - parte prima” 18/5/2016 “Forme e stili verso il decò” 12/5/2016; “Recuperati gli ori di Villa Giulia” 10/5/2016; “Le perle grosse di Leonardo da Vinci” 3/5/2016; “The first of may” 2/5/2016; “Le perle della Corona Imperiale Inglese” 21/4/2016; “Lo zaffiro Stuart” 20/4/2016; “Il diamante Cullinan” 14/4/2016; “Il rubino del principe nero” 13/4/2016;  “La perla di Cleopatra” 8/4/2016;  “Lo zaffiro di Sant’Edoardo” 7/4/2016; “Plessi alla galleria Maggiore di Bologna”, rivista web raribellipreziosi, 2004.; “Il tesoro della cattedrale di S.Pietro in Bologna”, rivista web raribellipreziosi, 2004.; “Lo stemma della famiglia Grassi”, La Torre della Magione, notiziario del comitato per Bologna storica ed artistica, anno XXX, n. 3, settembre-dicembre 2003.; “Orafi e argentieri a Bologna nei secoli XIII e XIV”, Strenna storica bolognese, anno LII – 2002, Patron editore, Bologna, 2002..; “L’arte degli orafi a Bologna”, La Torre della Magione, notiziario del comitato per Bologna storica ed artistica, anno XXVIII, n. 2, maggio-agosto 2001.;“Gioielli e gioielleri europei 1870-1920, parte terza”, Lions News, maggio-giugno 2001. “Gioielli e gioielleri europei 1870-1920, parte seconda”, Lions News, marzo-aprile 2001.; ”Lalique”, Lions News, gennaio-febbraio 2001.; “Gioielli e gioielleri europei 1870-1920”, Lions News, novembre-dicembre 2000.; “I gioielli egiziani”, Lions News, settembre-ottobre 2000.; “Hope: il diamante blu, ovvero il diamante maledetto”, Lions News, marzo-aprile 2000.; “Diamanti famosi”, Lions News, gennaio-febbraio 2000.; “C’era una volta il Koh-i-noor, seconda parte”, Lions News, novembre-dicembre 1999. ;“C’era una volta il Koh-i-noor, prima parte”, Lions News, settembre-ottobre 1999. ;“Sette secoli di arte orafa a Bologna”, Capital (speciale “Rari, belli, preziosi”), novembre 1998. ;“Dalla tomba degli ori di Canosa, il diadema”, Contributi per la storia dell’orificeria, argenteria e gioielleria, secondo volume 1997.; “Omaggio ai progenitori”, Ori contemporanei, giugno 1995.; “Il mar nero scopre i suoi tesori”, Italia Orafa, gennaio 1995. ; “Omaggio ai progenitori”; “Momenti di grande emozione”, Italia Orafa aprile-maggio” 1995.; “Forme e stili verso il decò”, Italia Orafa, novembre-dicembre 1994. ; “Jugendstil e secessione viennese”, Italia Orafa, settembre 1994.; “Totalement art nouveau”, Italia Orafa, giugno 1994.; “La svolta storico-culurale dell’art nouveau”, Italia Orafa, maggio 1994.; “I protagonisti dell’art nouveau”, Italia Orafa, aprile 1994.; “Gioielli e gioielleri europei dal 1870 al 1920”, Italia Orafa, marzo 1994.; “Gioielli in festa a Parigi”, Italia Orafa, febbraio 1994.; “Fabergè orafo degli Zar”, Italia Orafa, febbraio 1994.; “Due donne dell’Italia antica”, Italia Orafa, febbraio 1994. ; “Gli ori di spina”,Italia Orafa, gennaio 1994.; “Il diadema di Vix”, L’Industria orafa italiana, aprile 1991.; “Il diadema di Canosa, spazio, movimento, tempo”, L’Industria orafa italiana, febbraio 1991.; “Elementi di tecnologia della lavorazione dell’oro nella civiltà etrusca”, Studi e documenti di archeologia, 1988.

Recensioni della critica

Donatella Barbetta; Daniela Bellotti; Simonetta Bondoni Busi; Eva Bonifazi; Marisa Briata; Giulio Busi; Roberto Cresti; Bartolomeo De Gioia; Lucia De Maria; Francesca Divella; Silvia Evangelisti; Giancarlo Fabiani; Diego Giovinazzo; Christian Langlois; Paolo Levi; Gian Ruggero Manzoni; Lara Mariani; Brunella Paciello; Maria Grazia Palmieri; Marilena Pasquali; Mark Perez; Marina Pignatelli; Alessandra Quattordio; Monica Raschi; Tiziana Ravasio; Giulia Sillato; Valeria Tancredi; Roberto Vitali.

Stampa

My time, inserto di Grazia 11/6/2020; La Repubblica, speciale settimana del design, “Un evento che celebra la storia di Bologna” martedì 27 settembre 2016; Il Resto del Carlino, 7 dicembre 2013, “Le sculture patafisiche di Imelde Corelli” Le sculture di Imelde Corelli - Il Resto del Carlino, 9 dicembre 2012, Corriere Adriatico, lunedì 12 dicembre 2011 “La mostra alla contrada Castello”;  Il Personaggio; La Signora della Domenica: “Non accontentarsi mai. Ecco la mia regola d’oro” Imelde Corelli Grappadelli, creatrice di gioielli. di Gaia Giorgetti. Mensile de La Stampa n.18, dicembre 2008 gennaio 2009, “Un’Artista che ama la Soria”, di Valeria Tancredi. Svela Bologna, anno 5 n.2 Febbraio 2006, Il Resto del Carlino - Fermano, 21 luglio 2005; “Dalla Materia all’Arte”, di Francesca Divella. Bologna Spettacolo, Maggio 2005. Etiquette, Novembre-Dicembre 2004. Il Resto del Carlino – Fermo – 10 Settembre 2004. Bologna trendy – supplemento de Il Resto del Carlino – Giugno 2004. Alla Ribalta, dicembre 1999. Arte, novembre 1999. Arte, ottobre 1999. Arte, luglio 1999. Stile, luglio 1999. Il Resto del Carlino, 22 gennaio 1999. Il Resto del Carlino, 12 dicembre 1998. La mia casa, gennaio 1997. Gioia, ottobre 1996. Argomenti, 2 settembre1995. La mostra Bella, novembre 1995. Associazioni & mestieri, giugno 1995. Porticichivuoi, giugno 1995. Grafis, giugno 1995. Il Resto del Carlino, 4 gennaio 1995. Mongolfiera, dicembre 1994. I.B.C agosto 1994: “Ritratto con l’oro”. Italia Orafa, luglio-agosto 1994. I.B.C, luglio 1994. Italia Orafa maggio 1994: “Il gioiello come arte suprema”. Industria Orafa, marzo 1994. Firenze Fortezza da Basso- mostra dell’artigianato artistico, maggio 1994. Iterarte, giugno 1993. Mongolfiera, novembre 1992. Vogue gioiello dicembre 1991. Casa Vogue, novembre 1991. Il resto del Carlino Bologna, 20 novembre 1991. Il resto del Carlino Bologna, 27 settembre 1991. Il giornale dell’arte, novembre, dicembre 1991. L’Industria orafa italiana, novembre 1991. Alla Ribalta, novembre 1991. Alla Ribalta, 30 ottobre 1991. Antiquariato, novembre 1991. Il resto del Carlino Bologna, 27 settembre 1991. Il giornale dell’arte, aprile 1991. Europeo, 3 maggio 1991. Epoca, 17 aprile 1991. Antiquariato aprile 1991. Amica, agenda dal 22 al 28 aprile 1991. La Gazzetta di Reggio, 19 aprile 1991. Il Resto del Carlino, 26 aprile 1991. Antiquariato aprile 1991. L’industria orafa italiana, novembre 1990. Italia Orafa 1994. Magazine, 26 marzo 1988. Grazia, 13 novembre 1988. Alla Ribalta, mensile d’informazione e d’arte, 30 novembre 1987

Bibliografia

https://www.imeldecorelli.com/; https://imeldecorelligioielli.blogspot.com/; “ITERARTE 36”, giugno ‘93; Italia Orafa, anno XI, n.10, novembre-dicembre 1994; “Strenna storica bolognese - LII”, 2002. “Ori Contemporanei - omaggio ai progenitori”, GRAFIS 1995 ISBN 88-8081-035-9; La Torre della Magione, notiziario del comitato per Bologna storica ed artistica, anno XXX, n. 3, settembre-dicembre 2003; Strenna storica bolognese, anno LII – 2002, Patron editore, Bologna, 2002.

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2022/05/04

Giubileo di platino: la Regina Elisabetta e 900 anni di storia della gioielleria. La Corona Imperiale di Stato

Corona Imperiale di Stato

I gioielli che compongono il tesoro della corona britannica sono 140 su cui sono incastonate 23.578 pietre preziose per un valore stimato in circa 3 miliardi di sterline. La collezione di gioielli reali che non è assicurabile per il valore troppo elevato è conservata all’interno della Jewel House nella Torre di Londra; si racconta che durante la seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti si preferì metterli al sicuro in un luogo nascosto nel castello di Windsor e per non dettare sospetti furono portati fuori dalla torre nascosti in una scatola di biscotti. 
Era in visita ufficiale in Kenia il 6 febbraio 1952, quando il padre re Giorgio VI, affetto da un tumore ai polmoni, morì a seguito di ischemia; proclamata Regina, fu incoronata il 2 giugno 1953 nella Abbazia di Westminster quando l’arcivescovo le pose sul capo la corona di San Edward, simbolo della Corona Inglese e della autorità reale sul Commonwealth, la stessa che appare sullo stemma della Regina. 

Corona di Sant Edward


Stemma della Regina Elisabetta II














Questo è il più importante e famoso tra i gioielli della corona inglese, in oro massiccio pesa 2.400 gr, decorato da 444 pietre preziose e semi-preziose, realizzato nel 1661 per l’incoronazione di Carlo II, perché la precedente corona medievale era stata distrutta durante la guerra civile dai parlamentari di Oliver Cromwell nel 1649.
Dopo la cerimonia dell’incoronazione la regina Elisabetta per uscire in corteo dalla Abbazia di Westminster tolse la corona di S. Edward e indossò la Corona Imperiale di Stato, la stessa che indossa ogni anno all’apertura del parlamento inglese. 


Negli ultimi anni proprio a causa del peso, la regina ha preferito indossare un cappello molto elegante in seta, mentre la corona non indossata veniva portata da un valletto adagiata su di un cuscino e deposta su un panchetto vicino al trono.
 Questa corona fu realizzata dai gioiellieri londinesi Garrard per re Giorgio VI nel 1937 sul modello di quella che aveva indossato la regina Vittoria nel 1838. Il peso è di 1.060 gr, decorata da 2.868 diamanti, 17 zaffiri, 11 smeraldi, 269 perle, il diamante Cullinan II, lo zaffiro Stuart, lo zaffiro di S. Edoardo, il rubino del principe Nero. Per tradizione la corona può essere toccata solo da tre persone, il gioielliere per le riparazioni, la regina per indossarla ed il valletto per riporla.

Rubino del Principe Nero

Le ineguagliabili pietre che la impreziosiscono sono straordinarie come il Rubino del Principe Nero. Il rubino è una pietra preziosa, conosciuto nella antica letteratura indiana col nome di “corundum” dal Sanscrito “kuruvinda” “re delle gemme”. Nei testi puranici, testi sacri hindū, si legge che il dio-sole Surya rubò il sangue di Bala, un demone che aveva grandi poteri, e fuggì vagando per i cieli. Il re dello Sri Lanka, Ravana, decise però di far cessare il volo del dio, geloso della sua magnificenza, ma il dio sole Surya spaventato, lasciò cadere il sangue del demone che si depositò sul fondo di un lago nella regione di Bhararta. In poco tempo le rive del lago si riempirono di splendide pietre preziose color rosso sangue, luminose e potenti come il dio-sole Surya. In Birmania invece si racconta così l’origine delle miniere di Rubini di Mogok: seimila anni fa un serpente depose tre uova: da una nacque il re della Cina, da un’altra il re di Bagan, antica capitale birmana, e dall’ultima le miniere di Mogok. Mogok detta anche Ruby Land è l’area mineraria più famosa dell’Asia, situata in Myanmar, nella regione di Burma, al confine con la Cina. Il gigantesco rubino incastonato nella corona imperiale che viene chiamato “il rubino del principe Nero” pesa 170 carati, pari a circa 34 g, ha una lunghezza di circa 5 cm ed una forma irregolare, non è sfaccettata solo lucidata. Questo rubino appartenne al principe gallese Edoardo di Woodstock detto il Principe Nero per il colore della sua armatura. La storia di questa pietra inizia in Spagna: nel 1362 Pietro I “il crudele” invitò con una scusa il sultano di Granada Abu Said “Muhammad VI” a Siviglia per trattare affari per poi farlo assassinare. Nelle tasche del Sultano fu trovato questo  splendido rubino che entrò a fare parte dei gioielli della corona Castigliana. Pochi anni dopo, nel 1366, Pietro I dichiarò guerra al fratellastro Enrico l'Aragonese, e per riuscire nella difficile impresa chiese aiuto al Principe Nero, che lo portò alla vittoria ma in cambio pretese ed ottenne, oltre al denaro pattuito, il Rubino di Muhammad VI. Subito in Inghilterra si sparse la voce che questo rubino proteggesse dai colpi mortali e conducesse alla vittoria. infatti Enrico V lo incastonò nell'elmo che indossò il 25 ottobre del 1415, nella battaglia di Angicourt, nella Guerra dei Cent’anni, fu colpito alla testa dall'ascia del Duca francese Giovanni I di Alençon, non morì e vinse la battaglia. Purtroppo non andò così bene a RiccardoIII, ultimo re Plantageneto, aveva il rubino incastonato nel suo elmo, ma morì a Bosworth Field nella battaglia cruciale della Guerra delle due rose e con lui finì la dinastia dei Plantageneti ed iniziò la dinastia Tudor. Giacomo I, figlio di Maria Stuarda, riunì le tre corone, inglese, scozzese ed irlandese e fece incastonare il rubino nella Corona reale inglese dove rimase fino al 1648 quando Oliver Cromwell fece fondere la corona e vendere la pietra. Nel 1661, con la Restaurazione di Carlo II, il rubino fu riacquistato e tornò a far parte dei gioielli della corona inglese. Nel 1851 una perizia gemmologica dimostrò che il rubino del Principe Nero è in realtà uno Spinello o Balasso probabilmente  trovato nelle miniere del Badakshan in Afganistan. Il rubino e lo spinello sono due pietre assolutamente simili e confondibili sia per il colore che per la brillantezza, il rubino è un ossido di alluminio mentre lo spinello è un ossido di alluminio e magnesio, però il rubino presenta un forte dicroismo all’esame con il dicroscopio che lo certifica. 

Diamante Cullinan II

Ad oggi,nonostante ciò, ha conservato il suo nome leggendario di "il Rubino del Principe Nero”; e il re Giorgio VI lo volle incastonato nella corona imperiale sovrapposto al preziosissimo Diamante Cullinan II di 317 carati, una pietra preziosa nuova nel tesoro della Corona. Anche la storia di questo diamante è affascinante .

Diamante Cullinan grezzo

“Il 26 gennaio 1905, al tramonto, nella miniera Premier a Pretoria”, così inizia il racconto di Frederick Wells responsabile di superficie della miniera: "Pensavo fosse un vetro quell'oggetto che rifletteva i raggi del sole al tramonto sulle pareti della miniera….,  invece era un diamante, un diamante di enorme grandezza del peso di 620 grammi pari a 3.106 carati..... L’impiegato della miniera responsabile del controllo del grezzo lo aveva in mano e lo lanciò fuori dalla finestra del suo hangar dicendo che non era un diamante! Corsi a riprenderlo e il direttore della miniera “Premier Diamond Mining Company” Sir Thomas Cullinan, lo esaminò e lo riconobbe come diamante di straordinaria bellezza dandogli il suo nome: “Cullinan”. In questo modo così rocambolesco questa magnifica pietra entrò nel novero delle pietre più importanti del mondo, è un cristallo incolore con pochissime inclusioni, presenta una forma anomala perché una faccia è liscia come se si fosse sfaldata lungo il piano di clivaggio, facendo supporre che ne mancasse una parte. La bellezza, la purezza, il colore, il peso ne definirono subito la preziosità. Subito sorse il problema della sua sicurezza e su come trasportarlo fino a Città del Capo. Decisero di nasconderlo dentro la cappelliera della moglie di un impiegato delle poste. La pietra arrivò felicemente a destinazione, ma ora bisognava spedirlo in l'Inghilterra e anche per questo viaggio si ricorse ad uno stratagemma. Si assicurò un pezzo di vetro della forma del Cullinan per la cifra i 1.250.000 sterline e lo si fece viaggiare chiuso e guardato a vista nella cassaforte del comandante di un battello postale, mentre il vero Cullinan fu spedito con un pacco di posta ordinaria. Entrambi giunsero a Londra dove il diamante prima di essere chiuso in un caveau fu mostrato a re Edoardo VII, con la speranza che il re lo comprasse. Per circa due anni non si trovò un acquirente, la pietra era troppo costosa. Poi un colpo di scena: Louis Botha primo ministro del Transvaal la comprò per farne dono al re d'Inghilterra Edoardo VII in occasione del suo 66° compleanno come ringraziamento per aver loro concesso l'Autogoverno. Botha incontrò una fortissima opposizione fra i suoi connazionali, che non volevano impegnarsi in una spesa così grande quando avevamo problemi tremendi di bilancio e miseria, ma alla fine la pietra fu acquistata per la cifra di 150.000 sterline e a Frederick Wells, che l'aveva trovata, furono date 3.500 sterline come ricompensa per la sua onestà. A questo punto il re decise di fare tagliare l'enorme diamante ricevuto in dono dalla famosa taglieria “I. J. Asscher " di Amsterdam e il 10 febbraio 1908 alle ore 14'45 iniziarono i lavori. 

Taglieria I.J. Asscher

Gli olandesi dopo lunghissimi studi e simulazioni avevano deciso di tagliare la pietra lungo il suo piano di sfaldatura poiché si temeva che utilizzando il sistema tradizionale della ruota diamantata in una pietra di così grandi dimensioni il calore generato dallo sfregamento potesse far piegare il disco della sega e quindi modificare la linea di taglio prevista. Un grande azzardo ma questa era la strada da percorrere. Dopo avere fissato il diamante con la pece al tavolo intaccarono la superficie della pietra con una scanalatura a forma di V su cui appoggiarono una lama di acciaio che fu percossa da un pesante martello. Il primo colpo spaccò la lamina di acciaio mentre il diamante rimase integro, al secondo colpo con un secco Tac il diamante si aprì in due parti: 1.977,50 carati l'una e 1.040 carati l'altra. Si dice, ma non è documentato, che a questo punto Joshep Asscher  che aveva sferrato il colpo di martello, cadesse a terra svenuto, ma la famiglia smentisce. Dal taglio si ricavarono nove pietre di grandi dimensioni  e 96 più piccole. Con il taglio si perse circa il 65%del peso, dagli iniziali 3.106 carati il peso complessivo delle pietre tagliate si è ridotto a 1.063 carati. Le due pietre più grandi furono incastonate nei gioielli della Corona Inglese.  il Cullinan I  del peso di 530,20 carati, a forma di pera, detto "The Great Star Of AfricaI" è nello scettro reale, e il Cullinan II,”The Great Star Of Africa II” tagliato a cuscino, del peso di 317,40 carati, è incastonato in platino nella Corona Imperiale. 

Le nove pietre tagliate dal Cullinan

Le altre 7 pietre rimasero ai tagliatori come pagamento del loro lavoro, tuttavia il re acquistò il Cullinan VI, taglio a marquise del peso di 11,5 carati, per donarlo alla regina Alessandra, mentre le altre  sei furono acquistate dal governo del Transvaal e di nuovo nel 1910 il ministro Botha convinse il Governo a regalarle alla regina Maria moglie di Giorgio V, succeduto ad Edoardo VII,  così a Palazzo Reale  arrivarono il Cullinan III, taglio a goccia del peso di 94,4 carati; il Cullinan IV, taglio a cuscino del peso di 63,6 carati; il Cullinan V, taglio a pera 18,8 carati; il Cullinan VI, taglio marquise di 11,5 carati; il Cullinan VII, taglio a marquise di 8,80 carati; il Cullinan VIII, taglio a cuscino di 6,80 carati; il Cullinan IX, taglio a pera di 4,39 carati montato in un anello. Oggi il valore stimato per il Cullinan I è di quattrocento milioni di dollari, mentre per il Cullinan II la stima è pari a duecento milioni di dollari. Sul retro della corona imperiale in opposizione al rubino del principe Nero è incastonato lo zaffiro Stuart. 

Zaffiro Stuart

Zaffiro dal sanscrito significa”blu”, mentre in ebraico”la cosa più bella”. La leggenda persiana dice che la terra si appoggiava a un grande zaffiro il cui riflesso si stagliava nel cielo, mentre per i greci, Zeus aveva incatenato Prometeo ad una roccia per avere rubato il fuoco degli dei, ma Ercole lo salvò e un anello della catena rimase attaccato al suo dito e con lui un pezzo di roccia, uno zaffiro. Per gli egiziani era la pietra che muoveva gli astri, mentre per i Parsa indiani era la pietra della veggenza e della verità. Salomone aveva un anello magico con uno zaffiro e viaggiava senza corpo in altre dimensioni, Abramo ne portava uno al collo per proteggersi dalle malattie. Lo zaffiro Stuart pesa 104 carati è di forma ovale, di 2,54 cm di lunghezza ha un foro pervio nel senso longitudinale  per poterlo imperniare come ciondolo. Il suo bel colore blu è molto trasparente ed omogeneo. Questo zaffiro  era incastonato nella corona di Alessandro II quando fu incoronato re nel 1214, ma Edoardo I  Plantageneto detto "Longshanks" nel 1296 dopo avere sconfitto gli Scozzesi lo portò in Inghilterra assieme alla preziosissima “Pietra di  Scone” conosciuta come il “Cuscino di Giacobbe” (Genesi : capitolo28 ver. 10-22). 

Pietra di Scone

La “Pietra di Scone” detta anche pietra dell’Incoronazione era inserita nella seduta del trono (coronation chair) su cui si sedevano i re nel momento dell’incoronazione, ha la forma di un parallelepipedo rettangolare ed è di arenaria rossa. Fu usata dai re scozzesi da Kenneth I a Carlo II, poi da quelli inglesi fino alla Regina Elisabetta II. Nel 1996 la regina Elisabetta II l'ha restituita, come gesto di amicizia e di distensione politica, alla Scozia ed è attualmente custodita nel castello d'Edimburgo con i gioielli della corona Scozzese, col patto di riaverla, in prestito temporaneo, alla prossima cerimonia di incoronazione all’Abbazia di Westminster.  Lo zaffiro Stuart ha una storia affascinante e complessa. S’ignora da quale miniera provenga, nel 1214 è in Scozia, poi fu portato in Inghilterra da Edoardo I nel 1296, successivamente fu restituito alla Scozia da Edoardo III che  lo donò a suo genero David II di Scozia che a sua volta lo regalò alla sorella Marjorie Bruce moglie di Walter Steward e madre di Roberto II il primo re scozzese della dinastia Stuart da cui prende il nome: Zaffiro Stuart.   

Corona della Regina Vittoria

Successivamente lo zaffiro ricompare nelle proprietà di Edoardo IV che lo fece incastonare nella Corona di Stato, poi con la guerra civile del 1648 se ne perdono le tracce. Carlo II il Restauratore lo ritrova e probabilmente nel 1688 segue Giacomo II nel suo esilio in Francia. Rimase nella disponibilità della famiglia Stuart fino al Cardinale di York, l'ultimo della dinastia che morì nel 1807. A questo punto lo zaffiro tornò al principe Reggente poi re Giorgio IV che lo consegnò al Tesoro della Corona . C’è un altro zaffiro nella corona Imperiale di Stato ed è lo zaffiro di San Edoardo incastonato al centro della croce posta sopra il globo all’incontro dei quattro archetti. 

Zaffiro di San Edoardo

La storia di questa pietra è veramente suggestiva: Edoardo figlio di Etelredo II "L'Impreparato" e di Anna di Normandia fu incoronato re d’Inghilterra  il 3 di aprile del 1043. Aveva vissuto gran parte della sua vita in Normandia dove la sua famiglia si era rifugiata a causa delle continue incursioni Vichinghe. Rientrato in Inghilterra all’età di 40 anni fu incoronato Re e la Storia inglese lo ricorda come un Sant'uomo, un taumaturgo: molti i miracoli che compiva solo toccando le persone. Fu sepolto nell’Abbazia di Westminster e canonizzato nel 1161 da Papa Alessandro III. Viene chiamato Re Edoardo il Confessore perché per ben quattro volte il suo corpo fu traslato e ritrovato sempre integro: questo si considerò un miracolo. La Regina Vittoria nel 1838 fece realizzare la Corona Imperiale di Stato e volle che nel centro della croce posta in sommità della Corona fosse incastonato lo Zaffiro di San Edoardo il Confessore. Questo splendido zaffiro era incastonato originariamente nell'anello che fu donato nel 1043 ad Edoardo nel momento della sua incoronazione quale simbolo del "matrimonio" tra il re e il suo popolo. A quest’anello è legata la leggenda di San Giovanni Evangelista. Si racconta che re Edoardo incontrasse un mendicante vicino all’Abbazia di Westminster e non avendo monete con se gli regalò il suo anello regale. Il mendicante lo ringraziò e si allontanò. Anni dopo due pellegrini di ritorno dalla Terrasanta si recarono dal re Edoardo dicendogli di avere incontrato a Gerusalemme San Giovanni l'Evangelista che gli aveva consegnato l'anello da restituire al re e di dirgli che passati sei mesi si sarebbero incontrati di nuovo in Paradiso. Così fu. Questo preziosissimo anello fu conservato gelosamente nel tesoro della Corona, fino al 1648 quando fu venduto da Oliver Cromwell. Fortunatamente Carlo II "il Restauratore", nel 1661, ritrovò lo zaffiro, lo fece ritagliare e lo conservò nuovamente tra i gioielli della Corona. Noi oggi lo possiamo ammirare, in tutta la sua straordinaria bellezza, quando la regina Elisabetta II all’apertura annuale del Parlamento indossa la Corona Imperiale di Stato. 

Perle nella Corona Imperiale di Stato

Ma lo splendore di questa corona riserva ancora un altra sorpresa: alla sommità della corona imperiale inglese sotto il Globo Terrarum nel punto in cui convergono i quattro archetti, sono sospese quattro perle, due delle quali appartenute alla Regina Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, sorellastra di Maria la Sanguinaria da cui ereditò il regno, e cugina di Maria Stuarda che fece tristemente giustiziare. Elisabetta I fu una grandissima collezionista di perle, vere e false, e da Giacomo I Stuart acquistò quelle appartenute a sua madre Maria Stuarda. Maria Stuarda aveva ricevuto come dono per le sue nozze con Francesco II 7 magnifiche perle dalla suocera Caterina de Medici, perle che a sua volta la regina aveva avuto in dono dallo zio papa Clemente VII in occasione delle sue nozze con il re Enrico II di Francia. Concludendo la corona imperiale di Stato non è solo preziosissima per il valore delle straordinarie pietre che la decorano, ma anche per la storia legata a queste pietre che attraversano nove secoli partendo dal 1043 per arrivare al 1937! La passione per le perle caratterizza la regina Elisabetta I. Numerosissimi ritratti la rappresentano con migliaia di perle ricamate sulle vesti ed indossate sulla fronte, sul collo, ai polsi, alle orecchie racchiuse in stupefacenti gioielli e complesse collane. La Sua enorme collezione di gioielli è documentata da due inventari del 1600: "lo Stowe", conservato alla British Library a Londra e "il Folger ", conservato alla Folger Library di Washington. 

© Imelde Corelli Grappadelli, Maj 2022

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